Recensioni sull'artista Elisabetta Bacci

    Tra misticismi orientali e meditazioni cartesiane

    In uno dei suoi saggi più affascinanti, The Power of the Center, Rudolf Arnheim dimostra come la nostra visione del mondo si basi sull’interazione tra due sistemi spaziali, quello cosmico e quello periferico, volta a delineare schemi simmetrici e centralizzanti. Dalle conformazioni delle galassie alla struttura dell’atomo, sono molti i casi in cui è possibile notare come la materia si organizzi attorno a un centro caratterizzato da una massa dominante. La nostra percezione non sembra esente da questa propensione: il centro esercita il suo potere attrattivo ogni qualvolta la mente richieda un punto di stabilizzazione, di equilibrio o di bilanciamento nella complessità dell’esperienza visiva. Con il ciclo della Syllable Om (2018-2020) Elisabetta Bacci sembra riaffermare questa esigenza, alludendo a una centratura non solo sul piano ottico ma anche su quello psichico. Lo indica la scelta di porre al centro di ogni tela la sillaba Om, romanizzazione del monema Aum, termine sanscrito indecifrabile che segna l’inizio e la fine di una lettura solenne (quella dei Veda indoiranici) e che costituisce la più rappresentativa formula meditativa dei mantra buddisti e induisti. Nell’Om vi è inoltre il rimando al numero tre, con riferimento al corpo, alla parola e alla mente del Buddha. Tre è anche il numero degli elementi sempre ricorrenti nelle tele di Bacci sotto forma di cerchi e di piani. Simbolicamente localizzato al centro del cuore, l’Om cinge passato, presente e futuro in una sorta di moto circolare che si riverbera nella struttura ciclica del mantra e che permette di giungere alla conoscenza dell’assoluto. È lo stato di equilibrio visivamente avvertibile anche nella conformazione concentrica: una forma esatta, che non lascia spazio a imprecisioni, ambiguità o fraintendimenti, calamitando senza indugio lo sguardo dell’osservatore.

    Il potere percettivo e psicologico del centro non è però, per Elisabetta, una scoperta recente: al contrario, esso caratterizza la sua produzione pittorica già da diversi anni, restando tuttavia un motivo latente, celato sotto altri espedienti visivi.

    (…)

    -Pasquale Fameli

    (estratto dal testo pubblicato in catalogo “Elisabetta Bacci”, Juliet Editrice, 2021)


    Bibliografia

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